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Contents

  1. Palermo. Kalsa
  2. Trapani. Mura di tramontana
  3. Trapani. Suzanne
  4. Passignano s. T. Molo
  5. Via Speciosa. Veduta
  6. Via del Roscetto
  7. Gole del Loup
  8. Ponte Sant'Angelo
  9. Meridione. (Bagatella)
  10. La carogna
  11. Pisa. fireworks @ timpano
  1. (anepigrafo)
  1. Via del Canterino
  2. Nebbia da Porta Sole
  3. Palazzo Manzoni
  4. Elce di Sotto 8
  5. Liceale
  6. La barca
  7. I trombettieri
  8. Accademia. (Precarietà)
  1. Parodo
  2. Controra
  3. Recitativo
  4. Dramatis personæ
  5. A pesca
  6. Non acacie o catalpe, né a giugno
  7. Sagra di quartiere
  8. Summa
  1. Contrafactum
  2. Quaglie
  3. Canarino
  4. Tortora di Provenza
  5. I piccioni
  6. Gare Montparnasse
  1. Vaudeville
  2. Printemps
  3. Bohème
  4. Heights
  5. Baseness
  6. Canottieri
  7. Capparis spinosa. (De heterodoxia)
  8. Eucalyptus. (De nuditate)
  9. Vigilia. (Faux-madrigal)
  10. Passeri
  11. Due voci
  12. Attesa. (Mi-sonnet)
  13. Degenza ostetrica. (Imeneo)
  14. La pesca, o della ricchezza
  15. Sunset
  16. Gadus Morhua
  17. Petržalka
  18. Hinterland
  19. Le rane
  20. Opuntia ficus-indica. - Per J.
  21. Treni




Places


Palermo. Kalsa

Cassoni profanati,
sacchi multicolore. Aria di sale
e pesce andato a male.

Sono la cagna che ingrugna,
la palma che svetta
tra i tetti, la torre
di sabbia dell'acqua,
coi fronzoli di ruggine, che aspetta.


Trapani. Mura di tramontana

Le barche rossoblu vestite a festa
in resta coricate sulle alghe
ricordano i bambocci sulle panche
impomatati per una domenica
da destinarsi.

Segna il tempo un bambino
in ressa con la schiuma a bordo riva
che agita un retino.


Trapani. Suzanne

Nella pozza tra i pontili
acqua che sciacqua gli scafi.
ombra dentro ai garage
saracinesche mezzo alzate,
e grinze che armano le reti.

Veglia sugli uomini e le barche
nostra signora incoronata
vergine verdenera del porto.


Passignano s. T. Molo

La draga dalla chiatta biancogialla
tenuta con le funi alla banchina
sfigura tra le lance e i cabinati
a galla sulle scaglie.

Soltanto le anguille e le alghe sanno
che ha punto la gola al lago.


Via Speciosa. Veduta

La campitura di alberi e di cielo, il mosaico
dei coppi coricati sulle falde
i panni stesi le antenne
i fumaioli
non valgono la calza

di nylon oltre il davanzale
imbrigliata per sbaglio a quel lampione.
È là che tocchi ruvida la tela.


Via del Roscetto

Grohmann dice che sul nostro balcone
c'era la ghigna di due anziane signore
(alla finestra di fronte la tipografa
degli studenti in tesi,
e più a lato una scuola). Rimane

appena il suo rapporto. Che vuoi
che tenga, al primo soffio,
questa balaustra?


Gole del Loup

All'ombra delle rocce grigiearancio,
la nuca al vento in qua dallo scoglio,

siamo la cera sullo specchio del fiume.
Ma l'acqua si scolora
se la prendi nelle mani.


Ponte Sant'Angelo

Quello che la gente non vede (l'indiano
coi volantini, la turista che fotografa
dal telefono) sono le ali
fatte di umore e di pietà
che ti trascini a fianco senza sfarzo

sola, tra gli altri di pietra sulle steli,
col cappotto sul marciapiede
angelo in borghese.


Meridione. (Bagatella)

Nell'ossessiva pratica dei servizi,
l'avida gelosia dell'automobile,
la custodia sacrale del salone
vintage o kitsch preservato per gli ospiti -

qui si debella così la consunzione.


La carogna

La controra è una mano di sabbia
alle pareti e agli usci della piazza.

Sotto un'insegna rotta
tra brandelli di intonaco e vernice
tufo e legni battuti dal sole
dov'era un'osteria.

Giallo sgargiante fa la posta come
l'avvoltoio un bidone di immondizie.


Pisa. fireworks @ timpano

Conviene fare buon viso al gioco
del mastro artificiere quando brilla
la polvere e nasconde la scoria
la lunga scesa al suolo senza suono
tra le candele agli argini e un silenzio
lacero di esplosioni e di risate.

Botti sull'Arno ceri alla finestra
e amici in una stanza di collegio.


* * *

(anepigrafo)

Dopo dodici anni di telefonate
inutili tutte uguali:

«basta che ti ho sentito»,

forse avevi ragione tu che
la musica non ti è mai piaciuta:

vale il timbro più del motivo.


* * *

Sonnets


Via del Canterino

Ricordi il sortilegio alla ringhiera
che, con le stelle i tetti e il campanile
monco del borgo, sovrasta un cortile
fatato? Dondolava una lumiera:

e udimmo di lontano la raggiera
cigolare del carro e il cane ostile
al passeggero urlare. - Era d'aprile
fuori alla pergola, tardi la sera.

Baluginava un'ombra: e tra le liste
di una persiana, a vetri e buio miste,
parve la vecchia che strizzò le ciglia

e al suo saluto frantumò la conta
dei secondi. - Ma la cena era pronta
e sciolse tutto un colpo di maniglia.


Nebbia da Porta Sole

Su per la costa che torvo difende
il cassero come s'acciglia il corbo
se guata a valle, ecco l'alito torbo
del giorno, dove grado a grado scende

rugoso il borgo e sulla macchia pende
roggio di tetti, salire: già il morbo
filtra, bacia gli stipiti e fa orbo
l'occhio che scruta a prova dalle tende.

Crepito d'ali, scroscia la ramaglia.
Alto una torre a cuspide si staglia
dal cielo: culla bronzo nella loggia.

Dai pertugi battuti dalla pioggia,
dagli anditi, che cosa, dalle tane,
mormorano gli uccelli alle campane?


Palazzo Manzoni

Usava andare, tra cattedra e banchi
come ronda tra spaldi, a riguardare
dalla finestra; e così traccheggiare
un po', prima che rigirasse i fianchi:

me lo diceva, ai passi rari e stanchi,
un gruzzo di monete starnazzare,
forse un mazzo di chiavi? - a ricamare
presa la mano i fogli, in nero, bianchi.

Un giorno che taceva ogni vocio
nell'aula ancora, ci ho provato anch'io
a misurare quei tre o quattro metri.

Non v'ho scorto che tubi e muri, e case
tubare sotto le pareti abrase:
che cerca, professor, che cerca ai vetri?


Elce di Sotto 8

Rabbuia. Brancolano fuori fase
due abeti. Un biocco, dalla bigia teca,
sfilaccia al colmo di una falda sbieca:
luccica qualche coppo sulla base,

quasi una squama. Appesa alle cimase, -
mentre s'increspa il muro, un lampo acceca,
e una persiana vortica alla cieca, -
la pioggia sta, più immota delle case.

Di qua dell'invetriata, un mostaccio
grave e cortese (cava al gesso, attento,
matrici e operatori densità)

e (più che si ragiona, come un laccio,
stretto) l'ottuso ancora sentimento
di tralignare dalla verità.


Liceale

Si fumava nei bagni a ricreazione,
dove imparavi (era scritto sul muro)
che la vagnona di Palmino, giuro,
era na zucculacchia. Col maglione

pregno di fetido e il termosifone
per trespolo balordo e malsicuro,
s'era i re di quel lurido abituro,
niente corona e scettro il mozzicone.

Poi una sera, al chiaro dei lampioni,
tra le auto posteggiate sotto i ranghi
delle serrande scese sui balconi,

seduti con i jeans sul ciglione
del marciapiede, accanto ai parafanghi,
il primo bacio dietro la stazione.


La barca

Ci si arrangiava ad attracchi terragni:
vòlta sulla falchetta cilestrina,
la chiglia bianca spòrta alla rapina
dei turbi, svernava la barca. Ai ragni

tana alla bruma; invidia dei compagni
quando giù per la cotta e arida china
la si spingeva alfine alla marina,
nella stagione torrida dei bagni.

Erano allora il crespo sciabordare
alle pale e l'umore arancio vivo
dolciastro a raggiera nel riccio; schivo

poi un sole pallido dal volo corto
e abbandonate sulla panca all'orto
bracci ritratti di stelle di mare.


I trombettieri

Annotta. Nella piazza i trombettieri
(due su due scranne tutta la giornata)
fanno vedetta di sotto l'arcata
che ombreggia l'uscio del Caffè Leggieri,

e la visiera da carabinieri:
del rado passo recano ambasciata
di esuli pappamùsci alla squazàta:
smontano l'indomani coi Misteri,

che chiuderanno i riti le brunastre
travi con lo stridore sulle lastre. -
Si tornerà anno nuovo, a dar di fiato

agli ordegni: la lugubre marcetta
sciatta di sempre, l'uniforme usato
e volti nuovi sotto la berretta.


Accademia. (Precarietà)

La figlia di Artemisio, io l'ho vista
(forse in pausa caffè, al distributore
fra colleghi, che offriva il professore)
ancora in fasce. Io ero tesista.

Adesso è tredicenne, e io assegnista.
Ha fatto i primi passi col tutore,
le scuole, i sacramenti, già l'amore
quasi anche e cos'altro sulla lista,

mentre io, nei feriali, o pioggia o sole,
permeavo i pori del Dipartimento,
di questa logora, spugnosa mole

senza capacità di assorbimento.
Finché un bel giorno, senza troppe pose,
una strizzata, - e tante belle cose.


* * *

SPB suite (excerpts)


Parodo

L'odore stomachevole dell'Alfa
tenuta sempre a nuovo
e la canzone di mio padre:
«C'era una strada nel bosco /
che non conosco /

vuoi conoscerla tu?».
Poi alla curva, senza più cantare:
«Guarda che mare. Guarda che mare!».


Controra

Le foglie verdi argento degli ulivi
contro la terra roggia alle contrade
fanno le tinte di un'Italia a cielo carico.

La Puglia è questo: sole sulle strade
e malumore dietro le moschiere.


Recitativo

A piedi scalzi sulla sabbia cotta
sui marciapiedi bassi di cemento
tra i muretti di tufo e gli specchietti
delle auto parcheggiate al solleone

si risaliva per pranzo.
Dagli usci: grida, odore di sugo
e Mike Buongiorno alla televisione.


Dramatis personæ

C'era Pierluisio che a quattordici anni
giocava ancora ai cavalieri
dello zodiaco. C'era Daniele grande
per distinguerlo da mio fratello.
c'era Eriberto detto poi Mazza Cavour
dallo studio fotografico del nonno,
che amava i caguri (altro che l'Unità).
C'era Andrione tondo come un pesce
eccelso nella pesca col boccaccio
e la ricotta forte.

C'era Alessandro barese,
Ernesto, Pascali e Peppu nano.
E Loredana con gli occhiali a culo di bottiglia
che la faceva toccare.


A pesca

Gamberi sotto sale.
Li sgusci, fai a brani, e poi li infilzi
su per gli ami attaccati al terminale.
Sale sul piombo. Odore sulle mani.

Lena di mio padre che rema, e dolcissimo
cantico degli scalmi.


Non acacie o catalpe, né a giugno

Erano le bignonie nel tuo giardino
e i pomeriggi di luglio
quando si veniva a spiarti
e il bacio che mi desti
(io non avrei saputo

darti un bacio da me) davanti agli altri
valse bene lo schiaffo d'invidia
del bullo di turno.


Sagra di quartiere

L'impianto del deejay
una Citröen rossa e un cairn di immondizie.
Va in scena una vacca in abito nero
buona da prendere alla pecora.

Hanno fatto della strada una balera che odora
di rancido e innamora.


Summa

Le penne erano lisce
a casa di mia nonna
quando faceva il ragù. La carne
la si tirava con le cifre grosse.

Vino e cipolla, altro che sedano e carote.


* * *

Antiques


Contrafactum

Non congegno che imprima

strana etichetta
ora s'accrocca,
o si brevetta
l'astrusa formula che sciocca.

Con arte s'apparecchia
novello intruglio (verità o parola?),
affatto vecchia:
qui si spilluzzica l'antica fola -

nel piatto della rima.


Quaglie

La quaglia che alla ruggine stagione
a stormi sui marosi prende altezza
come alla prima brezza
ancora impolverato l'aquilone

e vinta l'Africa, come giù schioda
se al colpo pencola, così l'addome
spossato abbatte tramortita al suolo
ha in animo la proda.
ha in animo la proda. - Si sta come
tra i rifoli la prima volta in volo.


Canarino

Canarino che ognora, sulla stecca
di ronda, saltabecca
e a tratti scarcera la sua poesia

migliori non ha ch'io giorni o peggiori,
ravvolto in questa mia
gabbiola di colori.


Tortora di Provenza

Tortora sul traliccio che si staglia
fitto sulle villette panna e arancio
a scacchi acquamarina, - dov'è il gancio?
qual è, qual è la mano che ti scaglia

contro le palme e sfibra dal cobalto?
Ma rabbrucia il rovello col tuo volo
lo strepito che, un filo alta sul suolo,
ti raccoglie tra le ali sull'asfalto.


I piccioni

Se seguiti gli scoli inerpicarsi
per le pendici delle città vecchie,
e ai crespi campi di embrici riarsi
oltre le gronde, tra abbaini e specchie
malmesse sui camini, il ciglio sporgi,
la lorda geldra iridescente scorgi
dei piccioni begare,
poltrire ubriaca, rabida brucare
gli stecchi delle antenne di tivvù,
aeree compagne delle altere
torri con gli orologi.
torri con gli orologi. Di lassù,
dietro i quadranti col puntuto raggio
che perpetra il balordo girotondo,
voltola l'infallibile ingranaggio
dei motori del mondo.


Gare Montparnasse

Si passa di qui lunga tratta
di giacche, ognuno la sua pila
di biancheria lavata al seguito
o sfatta. Non si è
che la misura tra le ruote
degli occhi e quelle del trolley.

Parigi diciannove nove.
Tre musi pravi travestiti in platani
imbracciano un mitra.
Passeri tra le travi.


* * *

[Spare]


Vaudeville

Quando il sipario cede
dura il telaio, i pupi,
la mano che non si vede
e armeggia a mezz'altezza,

mentre si fugge il resto.
Noi s'abita la pezza,
però non s'è che questo:
la parola e il gesto.


Printemps

A vincere la morte,
il fiocco cielo e fucsia sulle porte.
Torna la biada a far le scorte.
E a stemperare l'amaro,
l'aprile verdirosso fa ritorno.

Ma quello che ci è più caro -
la rosa, il pane, e queste belle mani -
non è che per un giorno, non è che per domani.


Bohème

Scorrazzando in lungo e in largo l'area urbana
a procurarsi bere e cibarie,
e deponendo in strada gli scarti
(per la raccolta porta a porta).

Poeti e piccioni si vive così:
quotidiano ordinario affaccendarsi,
più queste iridescenze verdi e viola -
che vivono di luce e non incantano nessuno.


Heights

Tanto più umano il volo dei colombi
che vincono la quota ai pini a ombrello
sulle piazze e guadagnano le chiazze
di cielo oltre le frasche e le cornici
prima della rovina al marciapiede
il colpo brusco delle timoniere
e raccattare briciole al catrame.


Baseness

Uno ha il calcagno storpio uno cià il becco
un altro la caruncola rigonfia
tutti l'andazzo e tronfia la postura
ma quando un tocco sopra i marciapiedi
il balbettio delle ali si traduce
nel volo o si apre il cerchio delle penne
e sfolgora il diadema in controluce
alto sulle cornici scopri come
sgorga la grazia in mezzo alla lordura.


Canottieri

Come in Arno la sera i canottieri,
che li vedi spuntare sotto i tigli
in curva alla Fortezza con la schiena
al vento di prua e lo sguardo teso
alla tratta già scorsa. Adocchiare
appena il remo a filo sulla mota,
e sparire oltre un ponte all'altro capo.
Che la meta sta tutta nel respiro
della pala, sospendere e affondare.


Capparis spinosa. (De heterodoxia)

Negli sbreghi della roccia
lungo le mura antiche di città
radica il cespo del cappero.
Usa raccoglierli boccioli ancora
e stiparli a conserva in un barattolo
gli uni sugli altri a bagno in salamoia
che a starci ci sa fa verdi anche dentro.
Però il cappero che si sottrae
e si rimostra solidale al caule
vive una notte sola
ma il canto del suo addio
ha voci bianche e viola.


Eucalyptus. (De nuditate)

Restare muti come l'eucalipto
tra le ombre dei boschi: con la scorza
raccolta sulle braccia offerta in pegno,
vivi di questa linfa che sussulta
dall'habitat dei serpi e dei lombrichi,
e intorno cento bossoli di frutto
piccoli marchingegni con un fregio
a forma di croce o stella perfetta.


Vigilia. (Faux-madrigal)

C'è la veglia nel duomo questa sera:
una stella di luci all'architrave
e sullo slargo con la camionetta
quattro ceffi in mimetica col mitra.

Noi si sta a casa senza cerimonie,
con un segreto che nessuno sa
e il caldo buono dei termosifoni.

Tu riposi da una strana stanchezza
la guancia contro il braccio del divano
e il palmo della mano sulla pancia.


Passeri

Una schiera di passeri a raccolta
sulla corda tra i pali della luce
da un finestrino in corsa ed eccoci qua

impalati alla vita come le perle di un abaco
una domenica mattina di febbraio.


Due voci

Il balestruccio accorto che fa sfoggio
di bianco dall'altezza delle gronde
e mostra il dorso alle stelle, alle vette
dei pini in quota forse, alle cassette
sospese ai pali della linea elettrica,
ha bene appreso l'arte della luna.
Ma vedi il pettirosso dal piumaggio
bruno olivastro e la pupilla audace
rasentare d'un balzo gli steccati,
toccare il lastricato dei giardini
con un segno arancione sul torace.


Attesa. (Mi-sonnet)

In una sala austera dove vedi
la zingara allattare per zittirlo
un bimbo cresciutello e se il rimedio
non basta senti esplodere la sberla,

dove i compagni stesi sulle sedie
a quattro di spade fanno due ciarle
e le gestanti gonfie fino ai piedi
si prendono il pancione per sentirlo,

s'aspetta con pazienza il nostro turno.
Tu che non ti si vede ma ci sei
e riempi di premura i nostri giorni

aspetti il tuo, protetta dalla mano
la più bella e gentile, e non lo sai che
senza saperti ti si vuole bene.


Degenza ostetrica. (Imeneo)

Dovevano sposarci in ospedale
con tutti quei «sua moglie» e «suo marito»
le ostetriche, i dottori, e il personale
in uniforme ad ufficiare al rito.

E ci sposò davvero l'occasione,
con un lenzuolo bianco a farti da velo
o il colorito sul viso, quando la vita
si misurava in punti emoglobina
e quel tenerti la mano al capezzale
poteva non bastare.

Adesso un vento gentile
nei caldi pomeriggi di luglio
agita a tratti un fiocco a due colori
uno per te e uno per Julie
di raso bianco e rosa nel cortile.


La pesca, o della ricchezza

I vermi erano per i malaccorti:
noi si pescava col gambero. Al sale
o fresco, da infilzare al terminale
con il piombo sopracqua a peso morto.

Si partiva col sole ancora corto
sopra un mare d'asfalto, il litorale
presto sparito e a bordo un arsenale
di lenze, catenelle e ami di scorta.

La canna in resta l'indice in ascolto,
s'aspettava lo strappo sulla nocca:
un cànnolo, un cazzo, forse la vopa

d'argento. E se la preda era modesta
erano perle sulla nostra bocca
nomi comuni di bestie e di cosa.


Sunset

Una squadra di sagome minute
iato sui tralicci in un'amalgama
di fusti polveri ambra e di catrame

brecce di senso oltre le lamine
di un regionale, mutile di predicato.


Gadus morhua

Trame di mare in prima e in quarta
e tranci d'innocenza sui risvolti:
mazzi di stocco appesi alle pareti
in pescheria.

Se lo ricorda forse un halibut
(teste per avventura, morto per altra via)
l'occhio smarrito del merluzzo quando
lo prese tra uno scoglio e i vegetali
poco al largo di Røst nelle Lofoten
l'amo del palamito.


Petržalka

La linea degli immobili residenziali
tra la Dunaj di fango e un cielo di porpora.

Scacchi di luce contro l'ombra e il bucato
sfatto dei cesti della biancheria
la tecnica del filo interdentale
e altri minuti pegni d'esistenza
in vetro soffiato.


Hinterland

Campi d'orzo murino. La risacca
dei battistrada agli argini. Un balcone,
un vecchio chino sullo stenditoio
tira le reti. Presto la bonaccia,
l'ombra sui condominii, il tremolio
delle lampare lungo le corsie.


Le rane

Sera d'estate le aste biancorosse
dei passaggi a livello, le casipole
a galla sugli agri - e un pugno di noi,
catechesi e latino nelle tasche
dei jeans freschi di ferro e detersivo,
coi gomiti sull'orlo del passaggio
e le scrime schiarite dalle stelle.

Sotto, l'urlo inconsulto la fanghiglia
rigurgito dall'ugola dei botri:
l'assise delle rane sul canale
come un colpo di mano nei capelli.


Opuntia ficus-indica. - Per J.

Come sulla scarpata il ficodindia
che mette sopra foglia nuova foglia
e questa, irta di spine, scala il cielo
tingendolo di verde mentre quella,
che la sorregge, si va rastremando
e si fa tronco al volgere del giorno,

così, se ti alzo al cielo del soggiorno,
vedo la tua parola ancora acerba
spiegarsi ai quattro canti guadagnando
centimetri di tempra giorno a giorno,
la mia, che ti contiene e ti sostenta,
farsi con gli anni più tornita e spoglia.


Treni

Su fondali di calce scandagliati
dai raggi e dalla polvere del giorno,
tra i réclame e le sbarre di corallo

noi o le passere mattuge
fame e fango imbastiti di voce.






(c) Sergio Rampino 2015-8.

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Last update Fri Apr 6 18:20:46 CEST 2018